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Confronto tra motori centrali e motori hub su e-bike: quale sistema gestisce meglio le salite ripide

📅 10 Agosto 2026✍️ di Luca Malaspina⏱️ 4 min di lettura

Quando ho provato per la prima volta una e-bike con motore hub su una salita ripida del Parco della Maddalena a Torino, ho subito sentito la differenza rispetto alla mia fat bike con motore centrale. La sensazione era strana: la ruota anteriore sembrava voler “saltare” ad ogni pedalata, mentre il telaio oscillava in modo insolito. Da quel giorno, ho deciso di approfondire quale sistema fosse davvero il migliore per affrontare le pendenze più critiche, mettendo alla prova entrambi su decine di percorsi urbani e periurbani.

Come funzionano i motori centrali e gli hub

Il motore centrale, anche chiamato motore a pedalata assistita centrale, è posizionato al tubo di sterzo della bicicletta, vicino ai pedali. La sua potenza agisce direttamente sulla catena, moltiplicando il vostro sforzo pedalante attraverso gli ingranaggi del cambio. È come avere un compagno invisibile che vi aiuta esattamente quando spingete sui pedali.

L’hub, invece, è un motore integrato nella ruota stessa. Può essere anteriore o posteriore. La sua potenza è costante: accelera la ruota indipendentemente da come pedalate. Non sfrutta il cambio, quindi eroga sempre la stessa forza indipendentemente dal rapporto scelto.

La differenza teorica è chiara, ma in pratica? Ho visto tanti ciclisti confusi di fronte a questa scelta, soprattutto quando devono affrontare il loro primo inverno con salite ghiacciate.

Le salite ripide: dove il motore centrale domina

Su una pendenza superiore al 12-15%, il motore centrale mostra tutta la sua superiorità. Durante i miei test sulle strade verso Superga, ho rilevato che il sistema centrale offre una gestione molto più intuitiva della potenza. Quando la salita si fa impegnativa, potete semplicemente scalare a un rapporto più agile, e il motore “segue” il vostro sforzo amplificandolo.

Con un hub posteriore, invece, la situazione diventa più critica. La ruota tende a pattinare se il terreno è umido o se il vostro peso non è distribuito correttamente sul sellino. Mi è capitato di recente di incontrare un amico che aveva scelto un hub posteriore potente su una bici cargo: tentava di salire Via Maria Vittoria al massimo della pendenza, ma la ruota slittava costantemente. Ha dovuto scendere e spingere la bici a mano.

Il vantaggio del motore centrale è la capacità di sfruttare il cambio come “riduttore”. Con rapporti lunghi, potete affrontare anche salite impossibili a velocità ridotta, mantenendo il controllo perfetto.

Potenza apparente versus potenza reale

Questo è il punto che confonde più ciclisti. Un motore hub da 750W potrebbe sembrare più potente di un centrale da 250W, ma la realtà è diversa. Il motore centrale, anche se di potenza minore in watt, moltiplica il vostro sforzo pedalante mediante la catena e gli ingranaggi. Se pedalate con forza su un rapporto corto, potete raggiungere una potenza totale di 500-600W facilmente.

Un hub, invece, eroga sempre e solo i suoi 750W nominali. Sembra più potente, ma non è così versatile. In Italia, comunque, la legge limita gli e-bike a 250W per restare in categoria ciclomotore leggero. Questo significa che gli hub più potenti che trovate in commercio operano in zone grigie legali.

Ho verificato personalmente queste differenze con un power meter: un motore centrale da 250W su una salita al 18% di pendenza, con me che pedalo attivamente, genera 550-600W totali. Un hub legale da 250W rimane sempre a 250W, indipendentemente da quanto spingiate sui pedali.

Gli errori che non dovete fare

Nel corso dei miei anni di test, ho notato che molti ciclisti scelgono il sistema sbagliato per pigrizia mentale. Comprano un hub perché “non devo pensare”, ma poi si trovano bloccati su una salita ripida perché non hanno la leva del cambio per ridurre lo sforzo.

Un altro errore: sottovalutare l’importanza del posizionamento del peso in salita. Con un hub, dovete sedere perfettamente sul sellino e mantenere una pressione verticale costante sulla ruota. Con un motore centrale, avete più libertà di movimento, potete oscillare leggermente il bacino senza perdere aderenza.

Infine, molti non considerano l’usura. Un motore centrale stacca completamente quando non pedalate (frenata motore), risparmiando batteria. Un hub posteriore continua a girare anche quando non pedali, creando attrito e consumando più energia.

Quale scegliere davvero per le salite

Se vivete in una città collinare come Torino, o se dovete affrontare regolarmente pendenze superiori al 12%, il motore centrale è la risposta. Offre versatilità, efficienza e controllo che un hub non può eguagliare.

L’hub ha senso solo se vi muovete su terreni pianeggianti o con salite molto moderate. In quel contesto, la semplicità d’uso giustifica il compromesso prestazionale.

Un lettore mi ha chiesto di recente come mai la sua e-bike con hub anteriore faticava sui dossi. La risposta è semplice: il motore anteriore non aiuta la trazione, aiuta solo a vincere l’inerzia. Per le salite, serve potenza sulla ruota che spinge, cioè quella posteriore. Ma anche un hub posteriore rimane inferiore al centrale su pendenze impegnative.

La tecnologia Motore a pedalata assistita ha fatto passi enormi negli ultimi cinque anni, ma il principio fisico rimane: un motore che “legge” il vostro sforzo (centrale) è sempre superiore a uno che eroga potenza costante (hub) su terreni variabili e impegnativi.

Fate una prova pratica: andate dal vostro rivenditore locale e testate entrambi i sistemi sulla stessa salita. Vi assicuro che capirete subito la differenza. Non è teoria, è meccanica pura.

Luca Malaspina

Appassionato di sport urbani, Luca ha vissuto l’introduzione delle piste ciclabili nel suo quartiere di Torino ed è stato tra i primi a provarle con una fat bike elettrica. Dai test tecnici al racconto dei tragitti, condivide tutti i dettagli nel suo blog.